Tecnologia e Internet

Rubare un’auto in 15 secondi: aumentano i casi di cyber-furti

Appena 15 secondi. È il lasso di tempo, quasi da Guinness dei Primati, che impiegano oggi i ladri per rubare un’auto. Altro che i rudimentali e tradizionali metodi, come il vecchio piede di porco, la rottura del vetro del finestrino con il mattone oppure il semplice furto delle chiavi, oggi anche le tecniche di furto utilizzate dai malviventi si sono evolute, di pari passo con i tempi. Infatti, i ladri di vetture si affidano all’high-tech per mettere a segno i loro colpi, senza correre grossi rischi.

Rubare un’auto in 15 secondi

Stando al dossier pubblicato da LoJack Italia, una compagnia specializzata nell’identificazione e recupero dei veicoli rubati in stretta collaborazione con le forze dell’ordine, tra gli strumenti più utilizzati oggi per rubare un’auto ci sono i cosiddetti sistemi di ri-programmazione della chiave, reperibili facilmente sul mercato ad una cifra tra i 10 e i 50mila euro, che grazie alla connessione alle porte Obd (dall’inglese on-board diagnostics, diagnostica a bordo) permettono al ladro di avere nelle proprio mani una nuova chiave in meno di 60 secondi e in alcuni casi particolari di riuscire a rubare un’auto anche in 15 secondi. Una tecnologia che non richiede particolari competenze tecniche e che per questo ha allarmato molte Case automobilistiche.

Nel momento del lancio di una nuova autovettura, i ladri studiano attentamente il sistema per aggirare le protezioni di sicurezza, intervenendo il più delle volte sul software stesso. Nell’arco di tempo che va dalle 2 alle 10 settimane, i criminali riescono ad individuare il metodo per rubare l’auto in questione. Tra i modelli più ricercati da questi criminali 2.0 ci sono la Mercedes Serie E, alcuni modelli Bmw, come la Serie 3, la 5, la X5 e la X6, e i modelli della Casa Range Rover.

Tra gli altri escamotage utilizzati dai criminali ci sono anche la clonazione del transponder (un componente elettronico) di accensione del motore o di apertura delle porte del veicolo, la sostituzione di componenti elettroniche di bordo con altre modificate e l’uso di strumenti capaci di superare l’immobilizzatore elettronico che viene montato nelle vetture.

Un fenomeno in crescita anche in Italia

Secondo i dati pubblicati da LoJacK, il fenomeno dei cyber-furti è in crescita anche nel nostro Paese, in particolare nel centro-nord Italia e riguarda almeno il 5-10% dei casi di furto, ossia circa 40mila veicoli. Non a caso la percentuale tende a salire, 20-30%, se si tratta di vetture nuove di zecca o uscite da poco tempo sul mercato, generalmente entro i 5 anni. L’equivalente economico creato da questi cyber-furti è pari a 800 milioni di euro, che vanno ad alimentare un business complessivo dei furti d’auto che si aggira attorno ai 20 miliardi di euro, tra Stati Uniti ed Europa.

Maurizio Iperti, amministratore delegato di LoJack Italia, ha ammesso che: “In Italia, questo trend è in crescita e riguarda circa il 20% dei furti, concentrati soprattutto nelle aree del centro-nord Italia, dove i ladri si affidano maggiormente al prezioso supporto delle nuove tecnologie. La percentuale è però destinata gradualmente a crescere su tutto il territorio nazionale con il graduale inserimento nel parco circolante di vetture più nuove e dotate di sistemi tecnologici di protezione, con l’evidente rischio che continui ad abbassarsi anche la percentuale di recuperi delle auto sottratte con questi metodi”.

In Italia, sono 312 i veicoli che ogni giorno vengono rubati, ossia 13 ogni sessanta minuti, per un totale di 114.121 nell’arco di un interno anno. L’intervento delle forze dell’ordine consente di recuperare la propria auto solo nel 45% dei casi.

Le nuove metodologie di cyber-furti

Inoltre, nei Paesi dove a circolare sono in stragrande maggioranza veicoli dotati di diversi dispositivi tecnologici, si sta entrando in una nuova era dei cyber furti, dove spiccano gli attacchi connessi e da remoto alle auto. Questo perché, nei nuovi modelli sempre più dispositivi fisici ormai obsoleti, come ad esempio le chiavi, vengono sostituiti con semplici app che vengono collegate via bluetooth allo smartphone del proprietario del mezzo, che potrà con un click accendere il motore o sbloccare le porte. Questo nuovo sistema rappresenta un terreno fertile per gli hacker.

Un esempio degno di nota è stato il caso di una Tesla Model S, l’auto a guida autonoma: un gruppo di ricercatori del Keen Security Lab avevano trovato una falla nel sistema di questa auto, riuscendo a controllare, con una connessione internet, portiere, freni oppure le luci di segnalazione. Fortunatamente, la falla, una volta segnalata, era stata risolta grazie ad un aggiornamento del software.

Negli Stati Uniti, l’FBI, allarmata dall’aumento dei cyber-furti, ha pubblicato sul proprio sito un documento in cui enuncia i pericoli delle intrusioni nel software delle auto, consigliando quali precauzioni prendere per scongiurare cyber attacchi che sfruttino l’accessibilità da remoto. Una campagna contro i cyber furti che l’agenzia statunitense ha deciso di intraprendere visto e considerato che nel 2020 circoleranno sul nostro pianeta 250 milioni di auto connesse: ognuna di queste avrà più di 50 punti di debolezza.

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