Tecnologia e Internet

Google pronta a lanciare una console per videogiochi

Microsoft, Nintendo, e Sony sono indubbiamente le regine del mercato del gaming, ma un nuovo rivale sembrerebbe alle porte e stiamo parlando del colosso Google che potrebbe, a breve, annunciare una propria console.

Qualche anno fa si vociferava che Google avrebbe lanciato una console conosciuta con il nome in codice di Orbit ma tutto si risolse in un nulla di fatto. Oggi i tempi sembrano più maturi e la possibilità che Big G voglia competere con Sony, Microsoft e Nintendo sono molto concreti.

DailyStar annuncia che sarà infatti Google a lanciare il guanto di sfida alle macchine da gioco di Nintendo, Sony e Microsoft, con una sua console proprietaria, identificata con il nome di Googlebox.

La possibilità ha iniziato a farsi più concreta da quando Google ha annunciato di aver allargato il suo organico grazie all’assunzione di Phil Harrison, un veterano dell’industria videoludica che in 18 anni di carriera ha occupato posizioni di assoluto rilievo in Sony e Microsoft. E che ora va a ricoprire il ruolo di vicepresidente e general manager nel quartier generale di Google, a Mountain View in California.

L’annuncio della console della ”grande G” potrebbe arrivare, addirittura nel corso della prossima Game Developers Conference, che si terrà tra il 19 e il 23 marzo.

Dean Takahashi di Venture Beat spiega: “Penso che sia un buon momento per iniziare a speculare su ciò che potrebbe succedere in futuro e un buon numero di persone che conosco nell’industria videoludica lo sta già facendo. Harrison è la figura che potrebbe gestire nel modo giusto le risorse di Google rendendola in grado di entrare all’interno del business delle console. Non so se stia effettivamente succedendo ma sarebbe un rumor piacevole da cercare di confermare.”

A cui si aggiungono le parole di Ance Colin Campbell, firma di spicco del sito di settore Polygon: per lui, Google riuscirà a trovare il suo posto nell’industria dei videogiochi, sfruttando per l’appunto l’enorme sapere di Phil Harrison.

 

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