Negli ultimi anni uno dei problemi che ha danneggiato in maniera maggiore le città italiane e che ancora tarda a essere risolto con meccanismi che possano essere considerati definitivi riguarda certamente il livello di inquinamento presente nell’aria, causato in maniera particolare dalle tante vetture che quotidianamente si trovano a circolare sulle strade delle nostre metropoli e che finiscono per danneggiare i nostri polmoni con conseguenze spesso da non sottovalutare.
Ora, però, grazie a una ricerca effettuata da un gruppo di microbiologi della Facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza, abbiamo la possibilità di venire a conoscenza che il problema dello smog potrebbe finalmente essere risolto grazie a un mcroorganismo che è stato trovato per la prima volta sui ghiacciai dello Stelvio e che dopo alcune verifiche si è scoperto essere in grado di combattere l’inquinamento degradando i composti organici degradandoli. Il risultato di questo studio può avere quindi effetti positivi molto importanti per la salute di chi vive in città ed eviterebbe di dover mettere in atto provvedimenti come l’ecopass e le “domeniche a piedi” e rappresenta quindi uno sforzo determinante raggiunto da questi studiosi dopo ben tre anni di lavoro in cui si sono occupati di analizzare alcune parti di ghiaccio che erano state precedentemente prelevate dalla montagna.
Il batterio che è stato scoperto appartiene alla famiglia degli Pseudomonas e nel momento in cui si trova in condizioni estreme è in grado di nutrirsi di sostanze derivanti dalla combustione del petrolio e di altri provenienti dai lubrificanti. Tra i più soddisfatti dei risultati raggiunti ci sono ovviamente due esperti che hanno preso parte a questo lungo periodo di ricerche, Fabrizio Cappa e Pier Sandro Cocconcelli, che svolgono anche il ruolo di docenti all’interno della facoltà, e che hanno avuto modo di osservare che se viene prelevata dall’acqua da carote di ghiaccio estratte a 3.150 metri, si ha modo di ritrovare una comunità batterica caratterizzata da biodiversità. Il lavoro non è comunque giunto al termine, ma ora rimane la parte più importante che consisterà nelle prove di laboratorio in cui si potranno capire meglio le capacità di questo batterio nello sconfiggere le sostanze inquinanti.