Negli ultimi giorni le forze dell’ordine russe hanno perso complessivamente undici uomini, mentre altri 17 feriti sono rimasti gravemente feriti.
Questo è il è il bilancio di un’operazione antiterrorismo durata cinque giorni in una zona montagnosa al confine tra Cecenia e Daghestan, nel Caucaso del Nord, secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax.
Quel che pare comunque certo è che ancora una volta le affermazioni di Mosca riguardo il superamento dei problemi militari nel Caucaso non corrispondono ai fatti. Non solo in diverse repubbliche della Federazione l’emergenza terrorismo resta fortissima ma anche l’attività di guerriglia che sembra essere risorta dalle ceneri, guidata personalmente dal presidente ceceno Ramzan Kadyrov.
Ma come è iniziato tutto questo? Non c’è un girono preciso da cui far partire questa guerra infinita, certo è che dopo la morte di Mikhail Gorbaciov, il protagonista della fine della guerra fredda, il sogno di libertà dei ceceni si è spento, anzi, è diventato un incubo.
Stalin ordinò subito la deportazione del popolo ceceno durante la seconda guerra mondiale, accusandolo falsamente di collaborazionismo con i tedeschi. Con la Russia post – comunista le cose non cambiarono anzi, lo scopo era sempre quello: cancellare l’identità stessa della Cecenia.
La giornalista cecena Majnat Abdulaeva, ora rifugiata politica in Germania, ha dichiarato: “La guerra in Cecenia non è finita come vuol far credere la propaganda russa: la guerra continua, anche se in forme diverse rispetto al passato. I guerriglieri ceceni combattono ancora regolarmente sulle montagne, contro i russi e contro i ceceni collaborazionisti”.
Sicuramente la repressione non è l’unica strada e quando scoppia una guerra va combattuta ma la gente è più interessata ad avere un futuro sicuro, che morti sulle strade. Si può evitare una guerra? I terroristi dovrebbero essere portati in un tribunale e lì giudicati, non uccisi. Intanto questo è il bilancio più pesante degli ultimi tempi nella lotta alla guerriglia caucasica.