Si intitola “Cosa tiene accese le stelle” il nuovo libro di Mario Calabresi, direttore de La Stampa. Il giornalista lo ha presentato pubblicamente a Courmayeur, al Jardin de l’Ange, ospite della Fondazione Courmayeur. L’ultima fatica letteraria di Mario Calabresi è nata per un motivo: incoraggiare le nuove generazioni a non arrendersi alla crisi, alla mancanza di fiducia, al pessimismo.
Augusto Rollandin – Presidente della Regione Autonoma Valle d’Aosta
“E’ sempre interessante ascoltare delle testimonianze, come è stato fatto questa sera con la presentazione del libro di Calabresi, sulle indicazioni da suggerire ai giovani per il loro futuro. Riteniamo che in Valle d’Aosta, sul tema dei giovani, stiamo facendo molto. Stasera, dalle parole del direttore è emerso che sicuramente è importante l’impegno dei giovani stessi, è importante anche che le famiglie abbiano la capacità di seguirli, di orientarli, di aiutarli ad accettare che ci siano dei periodi in cui bisogna fare anche qualcosa che non è esattamente quello per cui uno ha studiato. E’ importante che il giovane si senta attivo, possa fare volontariato, possa fare qualsiasi attività che non lo renda passivo, che non lo renda in qualche modo inerte rispetto a un mondo che cambia così velocemente”.
Ad ispirare il libro, ha rivelato il direttore, sono state le centinaia di lettere che quotidianamente vengono inviate alla Stampa: troppe rivelano una forte nostalgia verso i decenni passati, accompagnata dalla totale assenza di fiducia nel futuro, su cui incombono lo spettro della recessione e della disoccupazione.
Mario Calabresi – Direttore de La Stampa
“Ho sentito che nel Paese c’è troppo pessimismo e nonostante io pensi che ci sono un sacco di problemi in Italia oggi, economici e sociali, però l’idea mi spaventa, mi spaventava molto il pessimismo, soprattutto il pessimismo che viene trasmesso ai giovani, con l’idea che non ci sia più niente da fare, che il Paese ormai è in declino irreversibile. E allora ho pensato di scrivere un libro per raccontare che il Paese invece ha fatto tante cose in questi ultimi cinquant’anni, è cresciuto, è migliorato molto, ma soprattutto per dire ai giovani che se uno non si rimette a sognare, a sperare, allora il futuro davvero non esiste”.
Mezzo secolo fa, nel 1961, solo un terzo degli italiani poteva mangiare carne regolarmente, e la povertà era un fenomeno diffuso. La mortalità infantile era 58 volte superiore ad oggi, e si viveva meno a lungo. Ma all’epoca, ha sottolineato il giornalista, i genitori avevano speranza nel futuro, poiché sapevano che i loro sacrifici avrebbero permesso ai figli di vivere meglio e progredire, specialmente grazie allo studio. Ora i tempi sono cambiati, e, ha spiegato Calabresi, occorre un altro tipo di mentalità. Le opportunità per i giovani esistono ancora, occorre però specializzarsi e diversificare la propria formazione. Ad esempio, un atout importante per chi cerca lavoro potrebbe essere l’apprendimento del cinese o del russo. Il maremoto finanziario dell’estate 2011, però, ha scosso tutti e ha reso più urgente l’adozione di una politica che sostenga i giovani, la formazione e il lavoro.
Mario Calabresi – Direttore de La Stampa
“La crisi economica c’è, ed è una crisi globale, è una crisi soprattutto di trasformazione e di cambiamento. Però la cosa fondamentale è essere capaci di cercare di capire quali sono le opportunità. Anche l’Italia può avere nuove opportunità, però non deve ragionare con la testa all’indietro, pensare a quello che era l’Italia di dieci, venti, cinquant’anni fa, ma deve guardare all’Italia di oggi e vedere che i mercati, il mondo sta cambiando e quindi anche noi dobbiamo cambiare.”