I finanzieri della Tenenza di Pisogne hanno scoperto e posto fine ad un’insidiosa frode fiscale. Due imprenditori, F.M. originario di Bienno (BS) e M.S. di Pisogne (BS), insieme avevano messo in piedi due società “cartiere”, formalmente operanti nel settore dei rottami ferrosi, con sedi, rispettivamente, a Pisogne e a Bienno (BS). I due hanno anche potuto contare sulla complicità di tale A.L. , titolare di un’impresa di autotrasporti con sede in Vallio Terme (BS), che ha falsamente attestato un rilevante numero di trasporti di rottami.Gli accertamenti hanno coinvolto 30 imprese, tutte operanti nel settore dei metalli ferrosi e , per la maggior parte, aventi sede nelle provincie di Brescia e Bergamo. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Brescia, hanno tenuto impegnati i militari per circa dieci mesi.F.M. ha precedenti per bancarotta, emissione di fatture false e frode fiscale. Negli ultimi 18 anni ha presentato la dichiarazione dei redditi unicamente negli anni dal 2006 al 2008, indicando poche migliaia di euro.
M.S. , a sua volta, negli ultimi quattro anni non ha mai presentato la dichiarazione dei redditi e nei dieci anni precedenti ha presentato dichiarazioni per poche migliaia di euro.Le due “cartiere” sono state aperte e chiuse una dopo l’altra nel tentativo di sfuggire ai controlli del fisco. La prima, infatti, ha operato dal 2006 al 2009 e la seconda dal 2009 al 2011.I finanzieri hanno anche appurato che l’unico automezzo nella disponibilità delle due ditte, sulla base dei falsi documenti di trasporto acquisiti durante i controlli, avrebbe trasportato molte tonnellate di rottami ferrosi, nonostante fosse un autocarro vetusto, privo di copertura assicurativa e addirittura gravato da fermo amministrativo iscritto dalla soc. EQUITALIA SpA per tasse pregresse non versate da F.M. .Le indagini hanno evidenziato che i due soggetti implicati movimentavano somme in contanti per importi giornalieri di circa 80 mila euro, con prelievi effettuati presso vari uffici postali ubicati in Valcamonica (BS) e nell’Alto Sebino (BG). In particolare è’ emerso che, in concomitanza dell’accreditamento di bonifici disposti a fronte delle false vendite dei rottami da parte delle due aziende cartiere, venivano contestualmente effettuati, da F.M. o M.S., prelievi di pari importo poi utilizzati dalle imprese coinvolte nella frode per pagare “in nero” i loro veri fornitori di rottami metallici che richiedevano, ovviamente, pagamenti in contanti.
Nel corso delle indagini è stato altresì rilevato che 4 soggetti, tra gli amministratori delle 31 aziende coinvolte negli accertamenti, nel periodo dal 1993 al 2009, non avevano presentato le proprie dichiarazioni dei redditi, mentre altri 2 si erano “dimenticati” di presentarla negli ultimi quattro anni.L’attività ispettiva effettuata nei confronti delle due aziende cartiere ha interessato i periodi d’imposta dal 2006 al 2011 ed ha consentito l’accertamento di 170 milioni di euro di fatture false (emesse ed annotate) ed un evasione all’Iva per 600 mila euro .Complessivamente sono stati deferiti all’A.G. 33 soggetti, con varie imputazioni che vanno dall’ associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, all’emissione e annotazione di fatture false, fino alla frode fiscale.