La Guardia di Finanza di Faenza, nel solco di un’attività investigativa già da tempo intrapresa nei confronti di soggetti dediti alla consumazione di frodi fiscali mediante utilizzo di false fatture, hanno eseguito un’ulteriore verifica fiscale a carico di una impresa individuale, evidenziando come la stessa avesse annotato in contabilità false fatture di acquisto per un importo imponibile di circa un milione di euro, indebitamente sottratto a tassazione ai fini delle imposte sui redditi, con conseguente ed ulteriore evasione di iva per circa duecentomila euro.Al fine di conseguire l’effettivo introito nelle casse dello Stato delle imposte evase, era stata a suo tempo richiesta l’applicazione di una misura cautelare reale su due immobili costituiti da un capannone artigianale ed una abitazione, nonché su un terreno di proprietà dell’imprenditore che, contestualmente, veniva denunciato all’Autorità Giudiziaria.L’esperienza maturata dai finanzieri manfredi nel corso di altre analoghe indagini li aveva indotti, però, a tenere costantemente monitorata la titolarità dei beni in capo all’evasore fiscale, al fine di contrastare eventuali atti di disposizione patrimoniale fraudolenti diretti a frustrare l’effettivo introito del maltolto a favore dell’Erario, situazione che avrebbe reso più complesse le procedure esecutive a causa dell’onere di dimostrare la malafede del terzo acquirente degli immobili.
Come noto, infatti, l’ordinamento italiano prevede che il terzo di buona fede “acquista bene” divenendo sempre e comunque proprietario della res.Le premure adottate coglievano nel segno. Ed infatti, in una sorta di gara a guardia e ladri, veniva rilevato come il titolare della ditta avesse repentinamente ceduto gli immobili ad un terzo il quale, a sua volta, li aveva affittati ad altro artigiano che, però, guarda caso, pagava l’affitto al vecchio proprietario: ergo, la cessione risultava simulata. Gli attori di questa nuova puntata venivano denunciati all’Autorità Giudiziaria per il delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, con conseguente emissione, ad opera della stessa Autorità, di un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente dell’abitazione, del capannone artigianale e del terreno.Certamente l’imprenditore, probabilmente mal consigliato, avrebbe preferito qualche mese di reclusione in più mantenendo il suo capitale inalterato, seppure intestato ad un prestanome. Sulla prima preferenza sarà verosimilmente accontentato; sul capitale, invece, ha vinto lo Stato.