Le fiamme gialle di Firenze, nella mattinata odierna, hanno proceduto a dare esecuzione a 13 misure cautelari personali (9 domiciliari,1 incarcere, 2 obblighi di dimora, 1 sospensione dell’esercizio professionale) disposte dal G.I.P. presso il Tribunale di Firenze – dott. Angelo PEZZUTI –, su richiesta dei Pubblici Ministeri – dott.Giuseppe SORESINAe dott.ssa Angela PIETROIUSTI. I reati contestati sono bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sui redditi e corruzione.Le misure cautelari ruotano intorno al dissesto di una società operante in Firenze nel settore edile. Le indagini conseguenti al fallimento, determinatosi nel 2009, hanno accertato che la società, di fatto, non ha avuto una vita aziendale propria ma è stata un mero strumento nelle mani di un gruppo di imprenditori (di origine campana), a cui alcuni professionisti fiorentini hanno fornito indispensabile supporto per dare veste giuridica e formale ad atti riconducibili in un disegno teso a trasferire il rischio di fallimento da una società all’altra. Il dissesto finanziario realizzatosi nel tempo ha quindi determinato l’inevitabile pronuncia di fallimento da parte del Tribunale di Firenze. La ricostruzione della complessa attività della società fallita, fin dalla sua costituzione, ha evidenziato gravi irregolarità quali:
Altro importante capitolo è rappresentato dalla manovra fraudolenta realizzata dal commercialista per sottrarsi, come persona fisica, alle procedure di riscossione coattive attivate o attivabili dagli uffici finanziari. La complessa situazione debitoria del professionista (per oltre 2 milioni di €) è maturata in relazione agli omessi versamenti dell’IVA, delle II.DD. e delle ritenute d’acconto, lungo un arco temporale di 10 anni, ancorché i debiti tributari contestabili siano riferiti all’ultimo quinquennio. Per sfuggire ad eventuali riscossioni forzose, il commercialista fiorentino ha posto in essere atti tesi a spogliarsi di tutti i beni, con particolare riferimento a 2 immobili di prestigio ubicati al centro di Firenze e un immobile in San Casciano Val di Pesa . Gli stessi immobili sono stati venduti in modo simulato:
- a soggetti compiacenti, per valori inferiori a quelli di mercato. In uno dei rogiti è stato peraltro falsamente attestato che il pagamento sarebbe avvenuto 4 anni prima senza alcuna ulteriore precisazione ovvero con assegni bancari, risultati poi inesistenti;
- ad una società immobiliare, per il tramite di una fiduciaria, omettendone l’indicazione in una dichiarazione di successione.
Ruolo importante in questo contesto è stato svolto da un notaio, chiamato a rispondere, in concorso con il professionista ed i prestanomi, del reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di tributi. Il citato notaio, pur essendo a conoscenza della fraudolenta manovra tesa a far scomparire tali beni dal patrimonio del commercialista, avrebbe ugualmente dato corso ai rogiti senza rilevare le gravi anomalie concernenti le peculiari modalità di versamento del prezzo, l’entità del prezzo stesso, l’omissione contenuta nella dichiarazione di successione.Contestualmente alle misure personali, si è proceduto al sequestro di beni pari a 4,5 milioni (immobili, conti correnti e quote societarie), importo equivalente all’entità delle imposte (non versate nel tempo) e delle sanzioni, più gli interessi.Ed infine ha assunto rilievo la posizione di un dipendente del Ministero dello Sviluppo Economico per il quale è stato ipotizzato il delitto di corruzione per aver ricevuto, da uno dei commercialisti coinvolti nel fallimento e da altri professionisti ed imprenditori, svariate somme di denaro per compiere atti contrari ai propri doveri di fedeltà e segnatamente nell’aver predisposto atti vari finalizzati a favorire professionisti e imprenditori.Nelle indagini sono coinvolti ulteriori otto indagati a piede libero (di cui 5 professionisti).