Secondo quanto dichiarato dal tenente dei vigili del fuoco Josuè Banegas, ci sono più di 350 persone morte asfissiate e carbonizzate nelle celle. Nel carcere di Comayagua, che ha una capienza di 450 detenuti, c’erano circa 850 reclusi.
Le possibili cause dell’incendio nel carcere di Comayagua al vaglio degli inquirenti sono due: incendio provocato da un detenuto o da un cortocircuito. Si tende a escludere una rivolta all’origine di tutto.
“La polizia penitenziaria – ha spiegato il direttore del carcere Danilo Orellana – ha aiutato i detenuti ad uscire. Le indagini sono in una fase molto preliminare”.
Il bilancio continua ad aggravarsi: lo ha reso noto la responsabile dei locali servizi di medicina legale, Lucy Marrder, secondo cui sarebbero almeno 357 coloro che hanno perso la vita. Il numero si basa sul numero di quanti non hanno risposto all’appello, effettuato una volta riportato sotto controllo il rogo, uno dei peggiori mai avvenuti in America Latina.
Si tratta della più grossa tragedia mai avvenuta nelle prigioni dell’America Latina nell’ultimo quarto di secolo. Un disastro simile ma meno tragico si verificò in Honduras nel maggio 2004, quando, in un incendio nel carcere di San Pedro Sula nel nord del Paese, morirono 107 detenuti.
Altri episodi simili, avvenuti nelle prigioni nell’America Latina, spesso sono stati causati da rivolte, come quelli avvenuti in tre carceri a Lima nel giugno 1986, per disordini organizzati dalle organizzazioni terroristiche del Sendero Luminoso e dei Tupac Amaru. Morirono 250 persone.