Karla Flores il 6 agosto stava vendendo pesce come sempre nelle strade di Culiacan, città del Messico dove a dettar legge sono i narcotrafficanti e non l’autorità costituita; all’improvviso qualcuno ha sparato e Karla si è trovata nella traiettoria del proiettile di un Rpg, un lanciagranate sovietico.
La granata ha sfondato parte del cranio della ragazza ma non ha attraversato il cervello per poi fuoriuscire, è rimasta incastrata nella testa della ragazza senza esplodere ma pronta a farlo da un momento all’altro. Uno sconosciuto ha portato Karla in ospedale dove i medici, quando si son resi conto che la ragazza serbava nel cranio un ordigno che se fosse esploso avrebbe distrutto tutto ciò che si trovava nell’arco di 10 metri, son letteralmente scappati dall’ospedale.
Solo uno di loro è rimasto accanto alla ragazza deciso a tentare di salvarla, ma per farlo aveva bisogno di aiuto, di anestesisti e altri due medici di supporto, oltre che di artificeri pronti a nutralizzare la bomba appena estratta dal cranio di Karla.
Incredibilmente alcuni volontari si son prestati all’operazione, l’esercito ha messo a disposizione due artificeri e l’intervento, altrettanto incredibilmente, è riuscito senza intoppi.
Ora Karla respira tramite una tracheotomia e dovrà sottoporsi a diversi interventi di chirurugia estetica, ma non dovrà abbandonare le due piccole figlie che solo per miracolo non son restate orfane.