Il 14 febbraio 2011, Carmen e Jorge Barahona, 60 e 53 anni, a West Palm Beach, Stati Uniti, furono arrestati per l’omicidio della figlia adottiva Nubia, di 10 anni, e per aver ridotto in fin di vita il suo gemello Victor, picchiandolo a sangue.
Al momento dell’arresto, i poliziotti trovarono il piccolo Victor cosparso di ferite e bruciature, provocate molto probabilmente da una sostanza acida e il corpicino della gemella avvolto in un sacco di plastica nero in avanzato stato di decomposizione nascosto nel furgoncino dei due genitori assassini.
La loro situzione ora si aggrava, dopo le dichiarazioni date ieri da Katia Garcia, la donna che si prese cura del piccolo Victor dopo che fu dimesso dall’ospedale nel marzo scorso. Per almeno due anni, i due bambini, residenti a poca distanza da Palm Beach, in Florida, sarebbero stati sottoposti a ogni genere di torture e sevizie dai loro genitori adottivi.
Katia Garcia ha infatti dichiarato: «Suo padre gli metteva un sacco sulla testa e fingeva di soffocarlo, e un paio di volte ci è andato vicino”. “Poi gli versava salsa piccante nelle orecchie, nel naso e in bocca, e lo ha persino costretto a mangiare uno scarafaggio e picchiato col manico di una scopa”.
Ma non è finita qui. Secondo la triste dichiarazione di Katya Garcia, una volta, mentre Victor e Nubia stavano facendo il bagno, Jorge gli avrebbe versato un secchio di candeggina e acqua ghiacciata sulla testa, quindi li avrebbe legati e abbandonati per giorni nella vasca.
Non solo: mentre i due genitori adottivi ogni genere di piatto, ai bambini veniva dato solo un pezzo di pane e un bicchiere di latte una volta alla settimana.