Atene si è svegliata dopo la battaglia che ha messo a ferro e fuoco la città in questi giorni. Il bilancio degli scontri tra manifestanti infuriati per il piano di austerity del Governo e la Polizia è di 170 feriti, di cui 70 agenti, nessuno in gravi condizioni. Le forze dell’ordine hanno fermato 92 manifestanti e 74 sono stati arrestati. Numeri da guerra metropolitana, da scontro diretto tra il popolo affamato e un Governo che disperatamente cerca di salvare il sistema, ma a che prezzo?
I principali provvedimenti contenuti nel piano di austerity non possono che alimentare il malcontento dei cittadini greci, stremati dalla povertà e dalla mancanza della benché minima prospettiva. Per avere 130 miliardi di euro di salvataggio, la Grecia deve tagliare la sua spesa pubblica diminuendo pensioni e salari già da fame.
Il piano dell’attuale Governo mira così a risparmiare 3,3 miliardi di euro, ma sulla pelle dei greci. La situazione è ancora tesissima, nonostante il sì in Parlamento sia stato ottenuto, si temono altri scontri e violenze. Le città più colpite dalla rabbia dei manifestanti sono state quella di Volos, Salonicco e la capitale Atene dove sono andate a fuoco banche e negozi. L’esecutivo guarda con molta preoccupazione alle tensioni sociali ormai innescate nella cittadinanza e annuncia che il suo lavoro sta per finire. Ad Aprile la Grecia andrà ad elezioni anticipate, sperando che smetta di essere il fanalino economico dell’Ue, ma ancora un tassello importantissimo per il Vecchio Continente.