La Grecia dice sì alla manovra di austerity che prevede tagli e misure per 3,3 miliardi di euro, ma che consente ad Atene di ottenere lo sblocco dei 130 miliardi di euro promessi dall’Unione Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Bce e di evitare il default.
Poco prima di mezzanotte di ieri era stata raggiunta la maggioranza dei voti, in un edificio assediato da migliaia di manifestanti e da violentissimi scontri tra polizia e gruppi di Black Bloc. Quella di questi giorni, è stata la manifestazione più violenta ad Atene. Alla fine sono stati circa 60 i feriti, fra manifestanti e agenti della polizia circa 40 arrestati.
Se le misure saranno accettate dall’Unione Europea, la Grecia dovrebbe tornare a crescere nella seconda metà del 2013. Secondo il Primo Ministro Lucas Papademos “la ragione principale di questa crisi è che lo stato greco, per molti anni, ha speso più di quel che incassava”.
Intanto ad Atene, si rincorrono voci su un possibile, rimpasto di governo. Restare nell’Unione Europea, avrà come primo effetto quello di tenere il paese nella zona obiettivo uno e accedere, quindi, ai fondi strutturali e per la coesione. Tra le misure di austerità ci sono sicuramente il taglio di 15.000 addetti nel settore pubblico e il taglio dello stipendio minimo da 751 a 600 euro al mese.
Senza i 130 miliardi, la Grecia non potrebbe pagare il prossimo 20 marzo gli interessi sul debito, che ammontano a 14,5 miliardi, nè potrebbe usufruire di 35 miliardi di prestiti dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf, che andranno ad aggiungersi ai 4,5 miliardi dei ricavi dalle privatizzazioni e ai risparmi.
Secondo il portavoce del Ministero degli Esteri della Cina, Liu Weimin fa invece sapere che si è arrivati ad un “momento cruciale” per la soluzione della crisi dei debiti sovrani dell’Europa, alla vigilia del vertice tra Unione Europea e Cina, che si svolgerà domani a Pechino.