Son passati 9 giorni da quando la Rena, il cargo battente bandiera liberiana, si è incagliata nella barriera corallina a largo delle coste della Nuova Zelanda.
In questi giorni il carburante ha continuato a fuoriuscire dai serbatoi, andando a raggiungere più di 60 chilometri di costa.
Le condizioni meteo non hanno di certo agevolato le operazioni di recupero, impedendo a causa delle onde alte più di 5 metri, di provare a fermare il flusso del petrolio in mare.
La falla da cui sgorga in acqua il greggio si è anzi allargata, riversando in mare altre 1000 tonnellate di petrolio.
La situazione attuale resta molto precaria, con la Rena che potrebbe spezzarsi in due in qualsiasi momento e che per ora viene sorretta dallo stesso reef in cui si è incagliata.
Gli addetti ai lavori lasciano trapelare un velato ottimismo sul piano di recupero del carburante attraverso dei buchi prodotti nella stiva da cui verrebbe pompato il greggio. Perchè ciò avvenga è però fondamentale che le condizioni meteo non peggiorino e la nave regga senza spezzarsi e affondare.
“C’è qualche speranza, potrebbero riuscire a iniziare a pompare carburante domani, ma non possiamo dare dei tempi, quella nave è davvero molto pericolosa”, ha dichiarato il portavoce della società di salvataggio Svitzer, Matthew Watson.