Continuano a peggiorare le condizioni della Rena, la nave incagliata nella Bay of Plenty, nell’isola del nord della Nuova Zelanda.
Dopo la tempesta che ha investito il cargo con onde alte più di 5 metri la falla dalla quale si riversa il greggio in mare si è ulteriormente allargata, i 70 container che si trovavano a bordo sono caduti in mare, 11 dei quali contenevano sostanze molto nocive per l’ambiente e non sono stati ancora rinvenuti.
Se il primo giorno in mare si erano riversate 20 tonnellate di petrolio, ieri ne son fuoriuscite 350 e oggi il dato potrebbe ancora peggiorare visto che le autorità hanno affermato che lo scafo ha aumentato l’angolo d’inclinazione da 12 a 18 gradi e che le numerose fratture da stress della chiglia potrebbero spezzare a metà la nave da un momento all’altro.
Se il cargo affondasse e riversasse in mare tutte e 1700 le tonnellate di carburante sarebbe un disastro ecologico di proporzioni incalcolabili per la Nuova Zelanda; già ora i danni prodotti dalle sostanze disciolte in acqua hanno causato danni che da soli basterebbero per essere considerati i più gravi della storia del paese, se poi la situazione degenerasse il problema diverrebbe immenso.
Il comandante filippino della nave battente bandiera liberiana è stato intanto incriminato ” per aver gestito la nave in modo da provocare pericolo o rischio non necessario”; rischia un anno di prigione e una multa di 10 mila dollari neozelandesi, pari a circa 5.700 euro.
Gli ambientalisti son già al lavoro nelle spiagge per cercare di arginare i danni della marea nera; numerosi pinguini blu tipici della zona sono stati ritrovati morti completamente soffocati dal petrolio.
Steve Jones, portavoce di Maritime New Zealand, ha dichiarato che ulteriore petrolio raggiugerà le spiagge a breve.