Ripercorriamo la triste vicenda successa in India giovedì 16 febbraio. Per colpa di un equivoco alcuni militari italiani a bordo del mercantile Enrica Lexie avrebbero sparato per errore a due pescatori indiani scambiandoli per pirati. La petroliera è attualmente ancorata nel porto di Kochi.
Il primo ministro Oommen Chandy, ha detto che “siamo di fronte ad un caso chiaro di crudele assassinio. Si tratta di vicenda molto seria. Non permetteremo ai responsabili di andarsene. Noi non accettiamo le argomentazioni che ci sono state fornite a giustificazione del fatto. Dobbiamo comunque agire con cautela perchè è la prima volta che in Kerala, e forse in tutta l’India, succede una cosa del genere”.
Il Ministro della Marina del Kerala, GK Vasant, ha definito inaccettabile l’incidente. Nel caso di un attacco di pirati come asserito dall’equipaggio italiano, “vi sono delle procedure internazionalmente accettate che in questo caso non sono state rispettate dal capitano della nave, Umberto Vitelli”.
Intanto S.P.S. Basra, comandante della regione occidentale della Guardia costiera, ha indicato che i suoi uomini hanno utilizzato una tattica ingegnosa per riportare indietro la Enrica Leixe dopo l’incidente. “Abbiamo chiesto se avessero respinto per caso un attacco dei pirati e solo l’unità italiana del Battaglione San Marco (Marò) ha risposto positivamente”.
Sulla petroliera oggi 18 febbraio c’e una situazione di “calma e attesa” per gli sviluppi del caso. Sulla petroliera insieme agli italiani vi sono da due giorni il console generale Giampaolo Cutillo e l’addetto militare dell’ambasciata d’Italia a New Delhi, contrammiraglio Franco Favre, che costituiscono lo scudo diplomatico del gruppo a sostegno soprattutto della tesi che l’incidente è avvenuto in acque internazionali, e che quindi la questione deve essere trattata secondo il diritto internazionale sulla materia.