Non c’è pace per la Libia e soprattutto per Sirte, la città che ha dato i natali a Muammar Gheddafi e che l’ha visto morire per mano degli uomini del Consiglio nazionale transitorio pochi giorni fa; un deposito di carburante è esploso questa mattina causando la morte di almeno 100 persone e il ferimento di altrettante. Una colonna nera di fumo si è innalzata dalle fiamme tossiche scaturite dall’incendio e che tuttora non sono state spente. L’esplosione probabilmente è stata causata da un corto circuito che ha dato il via all’incendio all’interno del deposito di carburante.
I soccorsi non hanno potuto fare altro che recuperare i corpi carbonizzati all’interno del deposito, dove tra l’altro giacciono ancora la maggior parte delle persone defunte nell’incidente. Come detto, infatti, l’incendio non è ancora stato spento, le fiamme sono ancora alte e la colonna di fumo nero è visibile anche a grandissima distanza. A riportare la notizia son stati per primi i vertici del Consiglio nazionale libico, attraverso le parle di Leith Mohamed, comandante del Cnt: “C’è stata un forte esplosione e un grande incendio . Più di cento persone hanno trovato la morte e altrettante sono state ferite”.
L’occasione è stata naturalmente ghiotta per i fedeli di Muammar Gheddafi che hanno colto l’occasione per sottolineare come episodi di tale gravità non accadevano quando al comando della Libia c’era il Colonnello, dichiarando che quando Gheddafi era ancora leader indiscusso del paese la gente era al sicuro: “Eravamo poveri, ma protetti. Adesso nessuno è al sicuro, neanche in casa propria”.
Intanto a Sirte si lavora per cercare di spegnere il terribile incendio, ma il compito si presenta tutt’altro che facile in una città che fino a pochi giorni fa non aveva nemmeno elettricità e acqua corrente.