Roma – Gli studenti manifestano mentre il ddl Gelmini “per una riforma dell’istruzione che punta sul merito” sosta in doppia fila per poi ripartire in Parlamento. Intanto cortei a Roma, Milano, Napoli, Torino, Genova, Bologna, Mantova e L’Aquila. Ma dove sono i giornalisti? Quanti sono i giornalisti che hanno lasciato le redazioni per seguire i cortei, per capire quali siano le motivazioni dei giovani che protestano? Potrebbero essere milioni le ragioni che spingono i giovani nelle piazze, magari non solo la riforma Gelmini, ma un fondo di disagio è da rilevare e rivelare. A questo punto, mi chiedo perché il Corriere titoli “Università, è rivolta. Premier: studiate. Dopo ko in aula” per poi andare avanti con “Blocchi e manifestazioni in tutta Italia, città in tilt”. Cerco sul sito di Repubblica sicuro di leggere qualcosa che dia spazio ai ragazzi delle manifestazioni e trovo il titolo “Governo battuto due volte alla Camera. Dl Gelmini, scontri a Roma”. Ci provo con la Stampa, giornale capace di sintetizzare e di informare, ma nulla: “Atenei in rivolta, l’Italia è in tilt”. Così il Giornale: “Ddl Gelmini, scontri a Roma e Milano. Camera, il governo va sotto due volte”. Mi chiedo se sia solo questione di titoli ma, leggendo gli articoli, capisco che lo spazio per i ragazzi non c’è proprio. Il copione è sempre lo stesso: da una parte le dichiarazioni dei politici di maggioranza, poi quelli di minoranza e in conclusione un bollettino stradale per capire come muoversi meglio e cosa evitare per tornare a casa senza intoppi. Le prime lezioni di giornalismo che abbia mai avuto, in un’ottima agenzia di stampa, mi hanno indirizzato sulla strada delle dichiarazioni e delle fonti. Insomma: quando succede un avvenimento è importante capire chi sia il referente del fatto per poi cercare una breve intervista. Nei fatti di oggi, i protagonisti sono chiaramente gli studenti ma nessuno li intervista. Sarà perché è stancante e forse pericoloso andare in mezzo a loro? Sarà perché tutti i giornalisti sono davanti al Parlamento? O sarà perché si deve scrivere assolutamente dei ritardi dei treni causati dalle manifestazioni? Sarà quel che sarà ma così gli studenti diventano semplicemente dei sovversivi: “gente che non si prepara” dice Bossi sulla falsa riga di Berlusconi e stranamente del concorde Fini. “I veri studenti sono a casa a studiare. In piazza ci sono solo i centri sociali e gli studenti fuori corso” dice il primo mentre per il secondo i “giovani (sono) in buona fede strumentalizzati”. Posto che, come nelle altre fasce di età, ci sono giovani impreparati e giovani preparatissimi, mi chiedo perché siano così tanti e vorrei tanto sapere il perché delle loro manifestazioni. Magari, se li sentissi, non mi scoccerei del ritardo del treno ma forse prenderei direttamente il seguente perché ci sono delle storie che vanno raccontate e devono essere ascoltate. (Sergio Matalucci)