Romano Prodi partecipa al dibattito sulla bontà delle primarie messo in atto dal Pd bolognese e le promuove come strumento per scegliere anche i parlamentari. In Italia esiste un deficit di democrazia nel momento in cui il cittadino barra un simbolo di partito, ma non sa quali saranno i suoi rappresentanti reali, le persone che fisicamente si siederanno in Parlamento e parleranno in suo nome.
Lo strumento delle primarie potrebbe essere usato anche in questo frangente secondo Prodi e questa nuova modalità di rappresentanza trova la sua ragione in diversi cambiamenti avvenuti nel Paese negli ultimi decenni. Secondo Prodi in passato i partiti svolgevano bene il ruolo di selezione della classe dirigente. La gavetta era un obbligo, ci si faceva le ossa partendo dal territorio, dai consigli comunali e poi via via fino ai piani alti del potere.
Dunque i partiti erano garanti di meritocrazia e selezionavano i più dotati, i più bravi. Ora il partito stesso ha abdicato al suo ruolo ed è diventato una mera macchina elettorale. Perciò le primarie, secondo Romano Prodi, potrebbero essere un rimedio efficace in mano ai cittadini per contrastare lo strapotere partitico e la sua deriva morale e funzionale.