Roma – Il ministro leghista Umberto Bossi prende le parti del premier Silvio Berlusconi, accusando che il trattamento rivelato dai rapporti diplomatici pubblicati da Wikileaks è immeritato visto l’atteggiamento premuroso e attento del nostro primo ministro nei confronti del governo Usa. “Lui si è battuto così tanto per l’America dopo l’11 settembre e non meritava un trattamento così”, ha detto oggi Bossi aggiungendo che “gli americani lo abbiano un po’ accoltellato alle spalle”. Oggi Massimo Gramellini scrive caustico su La Stampa che le rivelazioni diffuse ieri sono meno innovative ed entusiasmanti del Waka Waka, riportando niente di sostanzioso ma solo carne trita. Gli effetti sull’Italietta però ricordano parecchio la canzone di Shakira nel movimento corale e nella sincronia: i politici al governo si coprono le spalle a vicenda e non vogliono rendersi conto (o forse non ne vogliono dar conto ai loro elettori) che la diplomazia e la politica internazionale non è una bevuta in birreria tra amici, totalmente distante da quei meccanismi personalistici che qua in Italia fanno litigare i nostri cari politici. Secondo lo Zingarelli, la politica è “scienza e arte di governare” mentre la diplomazia può essere intesa come “l’accortezza e abilità nel condurre faccende importanti e delicate”. In altri termini, la politica estera è una serie di attività razionali che, se fatta bene, può essere di vantaggio per il paese di cui ci si fa portavoce. Il fatto che Berlusconi venga definito “incapace, vanitoso e inefficace come leader europeo moderno” non deve e non può essere una coltellata alle spalle quanto piuttosto un parere, condivisibile o meno, di persone che cercano di fare il loro lavoro in modo efficace. Non ci sono dichiarazioni contrarie che tengano, servirebbero piuttosto dei fatti che dimostrino che l’Italia possa avere una dignità internazionale, certa e meritata. Magari, con un tornaconto di tutta la popolazione del Bel Paese. (Sergio Matalucci)