Roma – ”La guerra sarà trasferita in Italia. Lo vogliono i libici e io non posso porre veto” : questa l’ultima, l’ennesima minaccia pervenuta nei confronti dal Belpaese da parte del raìs Muammar Gheddafi.
“Tra noi e l’Italia ora e’ guerra aperta: l’Italia ha ucciso i nostri figli nel 1911, all’epoca della colonizzazione, e ora lo fa di nuovo nel 2011”.
“Mi sono rattristato quando ho sentito oggi i figli del popolo libico nei loro discorsi minacciare di trasferire la guerra in Italia. Hanno detto che orami è una guerra tra noi e l’Italia perché l’Italia ammazza i nostri figli adesso nel 2011 come ha fatto nel 1911. Quindi i libici hanno ragione in quel che dicono e io non posso porre un veto sulle decisione dei libici che vogliono difendere la loro vita e la loro terra e trasferire la battaglia nei territori nemici”.
“Avete commesso un crimine – prosegue -, l’ha commesso il mio amico Berlusconi, l’ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, né tanto meno la democrazia. Solo l’amico popolo italiano vuole la pace”.
“Volevamo parlare oggi del passato odioso con l’Italia ormai messo alle spalle anche con l’avvicinarsi del centenario della ricorrenza dell’invasione italiana alla Libia (nel 1911). Pensavamo di trattare con una nazione civile, ma con mio rammarico – ha concluso il colonnello nella dichiarazione rilasciata alla tv di stato libica – in questa ricorrenza invece di festeggiare la chiusura di questo triste capitolo ci troviamo oggi con un nuovo colonialismo italiano”.
La Farnesina non commenta ufficialmente le minacce di Muammar Gheddafi indirizzate contro l’Italia ma fonti del ministero, interpellate dall’ANSA, osservano comunque come “tali minacce non facciano altro che consolidare ulteriormente l’impegno e la determinazione dell’Italia nella protezione dei civili libici contro la repressione violenta” attuata dal regime.