Roma- Come “testimonial” per le Celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, l’Umbria hascelto il suo paesaggio, quella inconfondibile armonia fra tradizione e modernità, anche produttiva, che costituisce lasua cifra distintiva nel panorama delle regioni italiane. Lo ha fatto, presentando a Roma nelle sale del Vittoriano, in ideale continuità con la Mostra delle Regioni appena conclusa, ilvolume “Architettura e paesaggio rurale in Umbria/ Tradizione e contemporaneità”, edito dalla “Quattroemme” e curato per i testida Alberto Melelli, Fabio Fatichenti e Massimo Sargolini, con lefotografie di Bernardino Sperandio. “Un primo passo – ha detto,nella presentazione al “Vittoriano”, l’assessore all’Agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini -, un primo volume su unargomento vastissimo, che costituisce una sorta di ‘numero zero’di una ideale collana, in cui vengono trattate tutte le tipologie dell’architettura rurale”.In un dibattito moderato dal giornalista Fabio Isman e conclusodalla stessa Cecchini, al quale (alla presenza degli autori) hanno partecipato l’urbanista Richard Ingersol, il professor FrancoFarinelli dell’Università di Bologna e il preside della Facoltà di Architettura di Pescara Alberto Clementi, i temi dell’architettura rurale nel suo rapporto con il paesaggio agricolo, frutto disecoli di civiltà contadina, e il suo non sempre lineare e a volte controverso rapporto con la modernità e le sue esigenze economico-produttive, sono stati declinati sugli elementi di conoscenza forniti dal volume. “Conoscere per programmare e intervenire meglio”,hasintetizzato,nelleconclusioni,l’assessoreCecchini, che, nel conflitto fra conservazione della tradizione e bisogni della modernità, ha invitato a “cercare un punto dimediazione, per perseguire il progresso e migliori condizioni di vita, guardando al futuro. Perché questo libro – ha aggiunto-, che presenteremo anche in occasione del prossimo Festival delle Nazioni di Città di Castello, ci dà sì la possibilità dicelebrare, attraverso il paesaggio, 150 anni della nostra storia,ma anche di compiere una riflessione sul nostro paesaggio, perché di venti sempre migliore, bello ed utile, sia per l’Umbria chein un contesto nazionale. Occorre – ha sottolineato Fernanda Cecchini, ricordando come il Piano di Sviluppo Rurale prevedaspecifiche misure per “riqualificare” gli antichi villaggi rurali– soprattutto il buonsenso, che metta al centro regole chiare e qualità”.
“Questo libro rappresenta una sortadi ‘donazione di senso’ – ha detto il preside della Facoltàdi Architettura di Pescara Alberto Clementi -, una base perricostruire il paesaggio sulla qualità. L’Umbria – ha aggiunto –può diventare davvero un laboratorio per l’Europa, e libri comequesto aiutano, perché non si può pianificare senza conoscere”.“In Umbria più che altrove – ha detto Franco Farinellidell’Università di Bologna – ciò che si è costruito all’internodel paesaggio rurale si è conservato, e in questo senso c’èun’archeologia che è anche futuro”.Se è vero che oggi in Italia – come ha detto, intervenendonel dibattito, la presidente di “Italia Nostra” AlessandraMottola Molfino – si confrontano due modelli di sviluppo, quellocapitalistico e quello di uno sviluppo umano, sostenibile ebasato sull’economia “verde”, di quest’ultimo l’urbanista RichardIngersol ha già trovato in Umbria esempi significativi: i nuoviparcheggi di Assisi, il minimetrò e il Parco Fluviale di Foligno.Sulla terrazza del “Vittoriano” lo “chef” perugino ClaudioBrugalossi ha servito una cena con menu a base di prodotti delterritorio.